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Singapore ha acceso il primo data center che calcola con neuroni umani

INHUSE 08/09/2026
Venti unità CL1 di Cortical Labs con 16 milioni di neuroni vivi, in un rack che consuma meno di un forno a microonde. Il prototipo vive alla National University of Singapore e deve capire se il calcolo biologico regge un carico di lavoro vero. Il 17 agosto 2026 DayOne, Cortical Labs e la facoltà di medicina della NUS hanno presentato il primo server rack biologico al mondo. DayOne costruisce e gestisce data center, Cortical Labs è una startup di Melbourne. La NUS è la National University of Singapore. Il sistema lavora dal 16 luglio nei laboratori del Life Sciences Institute, dove il gruppo del neuroscienziato Rickie Patani cura le colture cellulari. Chiamarlo data center è generoso. Si tratta di un singolo armadio con 20 unità, un prototipo, e i partner lo presentano come tale.

Cosa c'è dentro il rack

Ogni CL1 contiene circa 800.000 neuroni umani vivi. Cortical Labs li ricava da cellule della pelle o del sangue di donatori adulti, riprogrammate in staminali e poi fatte maturare in neuroni corticali. Le cellule crescono su un array di microelettrodi, parente stretto degli impianti cerebrali che aiutano a recuperare il movimento dopo un ictus. Gli elettrodi mandano impulsi elettrici alle cellule e ne leggono le risposte. Un sistema operativo dedicato, biOS, traduce quei segnali in dati che un computer tradizionale può usare. Venti unità fanno 16 milioni di neuroni. L'idea viene da DishBrain, l'esperimento del 2022 in cui una coltura di cellule nervose imparò a giocare a Pong in pochi minuti. Il trucco era il feedback: un segnale prevedibile quando i neuroni colpivano la pallina, rumore casuale quando la mancavano. Le cellule tendono a evitare il disordine e si organizzano di conseguenza. Il CL1 è in vendita da marzo 2025 a circa 35.000 dollari l'uno. È la versione commerciale di quell'esperimento, con un supporto vitale integrato che tiene in vita le colture fino a sei mesi.

Il punto è l'energia

Se un operatore di data center mette soldi in un progetto del genere è per i consumi. Secondo Cortical Labs un rack completo di CL1 (30 unità) assorbe tra 850 e 1.000 watt. Una singola GPU Nvidia H100 arriva a 700 watt. Un rack GB200 NVL72, tipico dei nuovi data center per l'intelligenza artificiale, si aggira intorno ai 120 kilowatt. L'Agenzia internazionale dell'energia stima che i data center passeranno dai 415 terawattora del 2024 a circa 945 nel 2030. È lo stesso problema che spinge qualcuno a portare i data center in orbita. Per questo un rack che consuma quanto un microonde attira l'attenzione, anche se fa cose diverse. Il confronto però merita cautela. Non esiste ancora un benchmark pubblico che metta il CL1 contro una GPU su un compito definito. I neuroni non eseguono moltiplicazioni di matrici come una scheda grafica: imparano da pochi esempi e si adattano allo stimolo che ricevono. Hon Weng Chong, CEO di Cortical Labs, sostiene che il calcolo biologico integri l'AI dove i dati scarseggiano, perché impara da molto meno. Per ora il confronto sui watt misura solo quanto costa tenere acceso il sistema. Sul lavoro che produce non c'è ancora un dato.

Le cellule muoiono, e qualcuno deve nutrirle

Le colture hanno bisogno di cibo ogni tre giorni, una soluzione di zuccheri e amminoacidi, e di ossigeno costante. Dopo circa sei mesi bisogna sostituirle. In un data center normale ci sono tecnici che cambiano dischi e ventole; qui servono biologi, anche per il turno di notte. Biosicurezza e stabilità delle prestazioni nel tempo sono esattamente le cose che il prototipo dovrà misurare in condizioni reali. DayOne sta completando a Singapore il campus SG1, che dovrebbe entrare in funzione a inizio 2027. Vuole capire se un sistema del genere può entrare in una struttura commerciale a basse emissioni.

A cosa serve, oggi

I partner indicano prima di tutto la ricerca farmacologica e le malattie neurologiche, dove il neurone in coltura è anche l'oggetto di studio. Rickie Patani, che alla NUS dirige il programma di neurobiologia, parla di una piattaforma per studiare apprendimento e adattamento alla loro fonte. Il vantaggio etico è lavorare su cellule umane coltivate invece che su animali. Cortical Labs aggiunge robotica umanoide e sicurezza informatica, antifrode compresa, ambiti in cui servono sistemi capaci di imparare da pochi segnali. C'è anche un pezzo italiano in questa storia. A gennaio 2026 Reply e l'Università degli Studi di Milano, con il Centro Dino Ferrari, hanno avviato una ricerca sperimentale su un CL1. L'obiettivo è capire come apprendono i neuroni e quanto restano stabili ed efficienti nel tempo rispetto alle architetture tradizionali. Sono le stesse domande di Singapore, su scala più piccola. È anche un caso da manuale di trasferimento tecnologico tra università e impresa, in un campo dove prima dei prodotti servono laboratori.

I numeri che mancano

Il prototipo resterà per mesi un oggetto da laboratorio. Vale la pena seguire i numeri che DayOne e Cortical Labs decideranno di pubblicare. Quante ore il rack lavora senza interruzioni, e su quali compiti fa meglio del silicio. Finché quei dati non arrivano, il calcolo biologico resta una promessa interessante con una bolletta molto leggera.